| Anche il Times: «Dolce vita addio, Italia depressa» |
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| Scritto da Administrator | |
| sabato 22 dicembre 2007 | |
Dopo il New York Times, tocca al londinese Times. Sembra che i giornali anglosassoni abbiano di colpo scoperto che il nostro paese è in preda ad una improvvisa depressione collettiva.Entrambi danno grande spazio ad un tetro ritratto del nostro paese. Dopo l'editoriale in prima pagina del Nyt del 13 dicembre, ecco un articolone del quotidiano conservatore dal titolo graffiante: "La dolce vita diventa amara, l'Italia si vede vecchia e povera". Il corrispondente Richard Owen è andato a carpire i pareri di autorevolissimi opinion leader fra i quali spicca Francesco Gaetano Caltagirone, definito uno dei maggiori imprenditori italiani, che sfacciatamente dichiara: «L'Italia ha bisogno di una Margaret Thatcher, abbiamo bisogno di rigore e deregulation, un leader che costringa gli italiani a fare sacrifici». Owen dimostra poi di avere le idee poco chiare sul tema del precariato. «Parechi giovani italiani sono preparati ad affrontare contratti brevi di lavoro, parte del programma di modernizzazione del governo di centro sinistra di Prodi, ma i potentissimi sindacati hanno mobilitato milioni di persone contro quello che chiamano lavoro precario». Partendo dai magri consumi natalizi, Owen mette assieme il sorpasso della Spagna come Pil pro-capite, la gerontocrazia politica, la scarsa vena dei nostri registi («alcuni sono bravi ma nessuno è Fellini o Visconti...»), gli scioperi degli autotrasportatori, l'aumento dei divorzi, il calo della natalità, i trentenni mammoni, l'aumento del costo della pasta; per arrivare alla conclusione che «gli italiani sono consumati da un senso di declino». Un senso condiviso da Umberto Eco che vede «un picco di isteria collettiva», «un esplosione di provincialismo» e dagli altri "opinion leader" contattati: Michele Salvati, Giampaolo Pansa, l'ambasciatore americano Ronald Spogli, Come uscirne? La strada prova a darla Walter Veltroni che, interpellato, individua «nella paura del nuovo» la svolta da portare avanti, mentre un ottimista e inaspettato Luca Cordero di Montezemolo sostiene che in Italia «ognuno pensa a se stesso e non al bene comune». Prima che uscisse il pezzo del "Times", Giuliano Amato aveva preso carta e penna per rispondere, dall'alto del suo ottimo inglese, all'articolo della settimana scorsa del "New York Times". Amato ha rimproverato al giornalista di avere dipinto «una immagine dell'Italia che non risponde alla realtà, ma è soltanto una parodia». «La realtà è abbastanza diversa da come noi stessi la rappresentiamo. Sarebbe una buona idea sbarazzarsi di queste lenti che deformano la realtà. Soprattutto - e qui parlo ai miei concittadini -lamentandosi costantemente dei propri mali, uno rischia di ammalarsi ancora di più». La lettera ha provocato la reazione quasi divertita del corrispondente del NYT in Italia Ian Fisher che rileva di «non aver mai ricevuto tante lettere dopo un articolo». Definisce la reazione dei politici italiani «una catarsi» Dal suo blog scrive: «Molto è stato scritto sulla spaccatura che c'è tra italiani e politica, e la reazione a questo articolo è il segno che questa spaccatura esiste. La gente normale è d'accordo, magari sostiene di non essere depressa, ma è d'accordo. I politici mi accusano di aver fatto una parodia». |
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